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LOGOPEDIA E AUTISMO

Alcune premesse:
- Un logopedista che si occupi dei disordini dello spettro autistico dovrebbe aver chiaro che si dovrà occupare di comunicazione in soggetti che si ‘spostano’ lungo curve evolutive che si discostano dallo sviluppo di un qualsiasi bambino normotipico. Ciascun bambino nello spettro di questi disordini ha una propria ‘traiettoria’ di sviluppo. C’è tuttavia della letteratura, basata sull’esperienza longitudinale fatta con bambini nello spettro, a cui un logopedista può fare riferimento per capire a che stadio di comunicazione quel bambino indicativamente si trova, aiutandolo così a spostarsi avanti nella sua traiettoria.
Per comunicazione si intende quella fitta rete di scambi di informazioni e di relazioni sociali che coinvolgono ogni essere vivente nella vita quotidiana. La comunicazione ha in sé un aspetto sociale e relazionale, e implicitamente una matrice culturale e una natura convenzionale. Essa, infatti, si realizza all’interno di un gruppo (natura sociale), costituendone la base dell’interazione e delle relazioni interpersonali (natura relazionale), prevedendo la condivisione di significati e di sistemi di segnalazione e l’accordo sulle regole sottese a ogni scambio (natura culturale e convenzionale) (Anolli, 2002). La capacità di comunicazione è frutto di un’esigenza naturale ed è una capacità innata. A esemplificazione della complessità della comunicazione, nel caso di un bambino Asperger, le difficoltà a decodificare i segnali impliciti su cui si reggono le interazioni sociali possono causare un comportamento sociale inadatto e di conseguenza una sorta di rifiuto ed emarginazione da parte dei coetanei.
- La modalità di processamento/‘lettura’ delle informazioni sensoriali di un bambino nello spettro dei disordini autistici compromette in modo peculiare la maniera in cui si sviluppano le abilità in generale, quelle linguistiche incluse. Le competenze grammaticali normalmente si costruiscono e si sviluppano seguendo un sistema basato su regole. I bambini dello spettro autistico tendono invece a memorizzare il linguaggio piuttosto che a svilupparlo in questo modo. Se una parola viene acquisita per ripetizione meccanica invece che attraverso lo sviluppo della comprensione reale del mondo attorno a sé, il bambino può trovare complicato accettare che le parole varino di significato a seconda della presenza di altre parole nella frase o del contesto in cui vengono utilizzate. Sarà anche difficile per il bambino capire ulteriori significati non letterali delle parole e delle frasi. Se il bambino ha memorizzato frasi intere o parti di esse, sarà difficile per lui riconoscere le singole parole, in quanto potrebbero essere nascoste all’interno di una frase appresa.

Gli aspetti di un soggetto Asperger/autistico ad alto funzionamento che un logopedista dovrebbe tener presente sono:
- può non essere interessato alle interazioni (mancanza di ricerca spontanea di condivisione di divertimenti, interessi o obiettivi con altre persone; mancanza di reciprocità emotiva e sociale);
- può parlare molto, anche da solo, ma non usare il linguaggio per fare conversazione. Alcuni bambini hanno addirittura la tendenza ad isolarsi dalla realtà attraverso la creazione di amici immaginari;
- può parlare ‘sopra’ agli altri e non essere molto capace a rispettare i turni;
- può mostrare grande interesse a imparare parole che non sono molto usate nella quotidianità;
- può ripetere di continuo le cose che sente;
- può produrre un linguaggio simile a quello adulto;
- può parlare in modo troppo informale o troppo formale in una data situazione;
- può usare il linguaggio in modo ripetitivo, facendo per esempio molte domande o ripetendo all’infinito la stessa domanda, anche se sa le/a risposte/a;
- può monopolizzare la conversazione con lunghi monologhi;
- può cambiare frequentemente argomento;
- preferisce certi argomenti e porta spesso la conversazione su di essi.
- può ignorare le domande e dare risposte non pertinenti;
- può avere difficoltà a capire il discorso; può capire il linguaggio abbastanza bene solo in apparenza. Spesso sono in grado di dire di più di quello che realmente capiscono;
- può avere difficoltà a interpretare le espressioni del volto e il tono della voce. Le difficoltà nell’uso di comportamenti non verbali si esplica anche attraverso posture corporee inappropriate e l’uso non corretto di altri segni codificati per regolare le interazioni sociali. Anche il linguaggio corporeo può essere inadeguato: può girare il volto dall’altra parte quando parla;
- può usare pattern d’intonazione inadeguati, per esempio fare discorsi molto frammentati o alzare il tono della voce ad ogni frase;
- può avere problemi con le metafore e altri linguaggi non letterali (umorismo, sarcasmo, similitudini, ecc);
- può aver problemi a spiegare le cose; può avere problemi a trovare le parole e le sceglie nel modo sbagliato;
- può usare neologismi. L’uso dei pronomi può essere scorretto;
- può sembrare che legga bene;
- può dare troppe o troppo poche informazioni. Dire cose irrilevanti o inappropriate; può dare informazioni non richieste;
- può avere difficoltà a inferire, cioè a capire quello che le persone vogliono veramente dire quando parlano;
- possono venire facilmente trascinati dai coetanei; sono ingenui e possono ficcarsi nei guai senza rendersene conto;
- può essere ossessionato da certi libri, giocattoli, filmati; può avere un persistente interesse per parti di oggetti.

La riabilitazione potrebbe consistere nel
· insegnare ad esplicitare le proprie emozioni e i propri bisogni;
· lavorare sulla routine e sulle regole della conversazione con giochi appropriati: giocare con gli altri è il primo passo verso la comunicazione. Fare a turno è la base dell’interazione tra due persone;
· analizzare e semplificare il linguaggio e i concetti di base troppo astratti;
· aiutare il pz a comprendere gli idiomi della lingua senza fermarsi al significato letterale;
· lavorare sui principi di causa ed effetto;
· esercitarsi ad utilizzare un linguaggio significativo;
· lavorare ampliando le abilità grammaticali e lessicali;
· proporre esercizi di role playing e modellamento diretto a un livello concreto per aumentare la consapevolezza di ciò che pensano gli altri;
· insegnare a generalizzare le abilità in un setting naturale;
· utilizzare il budding system (sistema dell’amico) per sperimentare situazioni sociali comuni;
· lavorare sulle abilità d’inferenza (saper leggere tra le righe);
· esercitarsi sull’uso di un corretto tono di voce;
· stimolare a comunicare le proprie idee.

· Insegnare ai genitori strategie quali anticipare le situazioni e agire in modo preventivo per evitare lo scontro (presentando alternative e distrazioni con calma e capacità di negoziazione).

Non esiste una lista di step da seguire pedissequamente, così come non esistono due asperger uguali.
Conoscenza approfondita delle caratteristiche del paziente che si ha davanti e utilizzo di strumenti di valutazione appropriati -non solo logopedici- rimangono comunque i due capisaldi per creare un corretto bilancio logopedico e un successivo percorso educativo. Questo è molto importante da considerare, perché spesso il logopedista è colui che per primo vede i bambini con autismo ad alto funzionamento, perché in ritardo con lo sviluppo del linguaggio verbale, spesso unico aspetto sul quale i genitori si soffermano.

Vocabolario utile per descrivere la comunicazione nello spettro dei disordini autistici:
pragmatica
prosodia

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