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Ordinanza del Tribunale di Roma: no alla riduzione delle ore di sostegno

Tribunale di Roma
La Seconda Sezione civile, in composizione monocratica, in persona del giudice
dotto Giovanni Buonomo,
ha emesso la seguente
Ordinanza
nella causa civile iscritta al numero 2183 del ruolo generale degli affari
cautelari dell'anno 2003, su ricorso presentato da XXXX e XXXX, in proprio
e nella qualità di esercenti la potestà sul minore XXXX, elettivamente domiciliati
in Roma, via Arrigo Devila n. 89 presso lo
studio dell'avvocato Alfonso Amoroso che li rappresenta e difende giusta
procura a margine del ricorso
contro
Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in persona del
Ministro pro tempore, ex lege rappresentato e difeso dall'Avvocatura
Generale dello Stato e domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12
RILEVATO
CHE con ricorso depositato il 14 gennaio 2003 (e notificato anche all'ex
Provveditorato degli studi - CSA ed al direttore didattico della scuola
media "A. Severo" di Roma) i signori XXXXX hanno chiesto a tribunale di
assicurare, con provvedimento di urgenza emesso ai sensi dell'articolo 700
del c.p.c., al loro figlio minore xxxxxx, portatore di un grave handicap e
iscritto alla terza classe della scuola media inferiore "A. Severo" di Roma,
"un apporto completo di ore di sostegno" durante la frequenza scolastica;
CHE, in particolare, il minore presenta, ritardo mentale grave e disturbi
del comportamento perché affetto da sindrome di delezione
cromosomica ed "...ha bisogno di costante presenza di un adulto di
riferimento sia come guida in tutte le attività, sia come guida di
supporto affettivo e di contenimento", come accertato dalla ASL Roma "C" nel
2001;
CHE per questi motivi lo scorso anno scolastico al minore erano state
assegnate 12 ore settimanali di supporto dell'insegnante di sostegno e il
supporto dell'assistente educativo;
CHE quest'anno, per motivi non esplicitati dalle autorità scolastiche, le
ore di supporto dell'insegnante di sostegno sono state ridotte a 4,5 alla
settimana;
CHE la riduzione delle ore di sostegno didattico, comporta per il minore e
per la scuola gravi problemi "...poiché l'unica insegnante non può far
fronte alle esigenze dell'intera comunità scolastica, da una parte, e
dall'altra seguire XXXXX con la dovuta attenzione" e considerato che "n.
questi soggetti hanno bisogno di un'attenzione continua per migliorare sia
l'evolutività intellettiva come pure quella motoria associata ... [sicché]
se la maggioranza delle ore non sono stimolanti si potrebbe mettere in moto
un meccanismo regressivo secondario ..."
CHE, in altri termini, la ingiustificata riduzione delle ore di sostegno
assegnate al minore non favorisce l'insegnamento e l'istruzione e nega un
diritto fondamentale del minore disabile all'istruzione, all'inserimento
scolastico ed allo sviluppo della persona garantito dalla Carta
costituzionale e dalla legge nazionale e sopranazionale e reca al minore ed
alla sua famiglia (i cui sforzi economici e morali sono stati del tutto
vanificati) grave ed irreparabile danno;
CHE il diritto incomprimibile del minore è gravemente ed irreparabilmente
minacciato dal comportamento dell'Amministrazione resistente e che, nelle
more del giudizio di merito (nel quale verrà richiesto il risarcimento del
danno patrimoniale ed extrapatrimoniale) sussistono le condizioni di legge
(art. 700 c.p.c.) per l'emissione di un provvedimento di urgenza;
CHE, all'udienza di comparizione delle parti, il Ministero non s'è
costituito in giudizio ed il giudice, sentite le parti ed acquisita la
documentazione prodotta, ha riservato la decisione con separata ordinanza;
CONSIDERATO
CHE possono ritenersi acquisiti - anche perché non contestati
dall'Amministrazione resistente e ampiamente documentati - tutti i fatti
posti a fondamento del ricorso;
CHE, in particolare, risulta documentato dal verbale di visita collegiale
eseguita presso la ASL RomajC il 13.11.2001 che, nella personalità del
minore "... se non guidato e stimolato con proposte adeguate al suo livello
di sviluppo, emergono comportamenti regressivi e di auto­isolamento o
condotte auto ed etero-aggressive" e dalla diagnosi funzionale allegata
al ricorso (redatta a cura dei sanitari del
dipartimento di assistenza territoriale della medesima ASL) si legge che il
giovane Edoardo "...richiede una costante attenzione individualizzata senza
la quale emergono comportamenti oppositori che possono arrivare
all'autolesionismo" e che pertanto s'impone "n. con il supporto del docente
di sostegno e dell'assistente di base (AEC - assistente educativo comunale -
n.d.e.) una presenza individualizzata per tutto l'orario scolastico (tempo
pieno per 5 giorni a settimana)"
CHE parimenti incontestata è la circostanza che per l'anno scolastico
precedente furono assegnate ad XXXXX 12 ore settimanali di sostegno
didattico oltre alla assistenza costante dell'AEC, che non svolge alcuna,
attività didattica;
RITENUTO
Tribunale si è già pronunciato sulla natura del scolastico da parte del
minore disabile, sulla giurisdizione del giudice ordinario e sul
potere/dovere di interventi. urgenti a tutela del diritto compromesso da
comportamenti lesivi della pubblica amministrazione con l'ordinanza emessa
il 17 dicembre 2002 (sez. II, giudice Lamorgese, in Corriere giuridico n.
5/2003 con nota adesiva di A. di Majo) affermando i seguenti principi:
1. che nei rapporti individuali di utenza tra erogatori di pubblico servizio
e soggetti privati la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, non
solo quando si tratta di rapporti obbligatori aventi ad oggetto prestazioni
derivanti dalla legge ma anche quando sia richiesto al giudice di eliminare
un pregiudizio recato al diritto fondamentale non suscettibile di
affievolimento;
2. che, in particolare, l'articolo 33, comma 2, lett. e) del d.lgv. n. 80
del 1998 (come modificato dalla legge n. 205/2000) devolve alla
in diritto, che questo diritto all'inserimento giurisdizione esclusiva del
giudice amministrativo tutte le controversie in materia di pubblici servizi
riguardanti ".,.Ie attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura
patrimoniale, rese nell'espletamento di pubblici servizi, ivi comprese
quelle rese nell'ambito ,., della pubblica istruzione, con esclusione dei
rapporti individuali di utenza con soggetti privati [e] delle controversie
meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona ..."
3. che, come ha recentemente precisato la suprema Corte (sez. un. n.
558/2000) sono devolute al giudice ordinario. tutte le controversie tra
utenti fruitori e soggetti erogatori del pubblico servizio pubblici o
privati, nel qual caso ''...l'individuazione del giudice fornito di
giurisdizione deve dunque avvenire non in base al criterio della materia, ma
in base a quello della consistenza della situazione giuridica di cui si
domanda la tutela, vale a dire riconoscendosi la sussistenza della
giurisdizione ordinaria relativamente ai diritti soggettivi ovvero quella
generale di legittimità del giudice amministrativo relativamente agli
interessi legittimi";
4. che, anche sotto il profilo della natura risarcitoria della controversia,
la legge rimette al giudice naturale dei diritti te cause che hanno ad
oggetto il risarcimento del danno alla persona, che va inteso nel senso
estensivo che comprende non solo il danno all'integrità psico-fisica del
soggetto ma anche il danno arrecato all'individuo dalla lesione di un
fondamentale ed inalienabile diritto dell'uomo;
5. che il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata
è garantito innanzitutto dalla Carta costituzionale (art. 38: "Gli inabili
ed i minorati hanno diritto all'educazione ed all'avviamento professionale.
/ Ai compiti previsti da questo articolo provvedono organi ed istituti
predisposti o integrati dallo Stato") - art. 34: "La scuola è aperta a
tutti."; articolo 2: "La Repubblica riconosce i diritti inviolabili
dell'uomo ... nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità");
CHE, inoltre, il diritto all'inserimento sociale dei disabili è garantito
dall'articolo 26 della carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
approvata il 7 dicembre 2000 e dall'articolo 26 della Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo approvata de11948;
6. CHE il diritto discende, inoltre, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104
(legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate) che, àll'articolo 12, garantisce "...il diritto
all'educazione e all'istruzione della persona handicappata ... nelle classi
comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle
istituzioni universitarie" e stabilisce che "L'integrazione scolastica ha
come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata
nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella
socializzazione" e che "L'esercizio del diritto all'educazione e
all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da
altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap";
7. che la natura assoluta ed inviolabile del diritto è confermata dalla
legge 27 dicembre 1997, n. 449 che, dopo aver fissato la dotazione organica
di insegnanti di sostegno per l'integrazione degli alunni handicappati nella
misura di un insegnante per o~i gruppo di 138 alunni complessivamente
frequentanti gli istituti scolastici statali della provincia, consente
espressamente, in attuazione dei princìpi della citata legge n. 104 del 1992
ai fini della integrazione scolastica degli alunni handicappati, "con ... il
ricorso all'ampia flessibilità organizzativa e funzionale delle classi
prevista dall'articolo 21, commi 8 e 9, della legge 15 marzo 1997, n. 59 ...
la possibilità di assumere con contratto a tempo determinato insegnanti di
sostegno in deroga al rapporto docenti­alunni 0.0 in presenza di handicap
particolarmente gravi"
8. che, pertanto, l'attribuzione al minore handicappato di un numero non
adeguato di ore di sostegno didattico si risolve nella ingiustificata
compromissione di un fondamentale diritto dell'individuo portatore di
handicap alla educazione all'inserimento scolastico (diritto non
suscettibile affievolimento);
CONSIDERATO CHE, nel caso di specie, la stessa Amministrazione ha già
determinato nell'esercizio della propria discrezionalità (di natura
prevalentemente tecnica, perché rimessa all'apprezzamento del grado di
invalidità e della gravità della menomazione) che il minore necessita di
almeno 12 ore settimanali di insegnamento oltre all'assistenza deIl'AEC;
CHE, in assenza di un provvedimento autoritativo (che l'Amministrazione non
risulta avere adottato) del tutto ingiustificata risulta la riduzione a sole
4,5 ore settimanali (meno di un giorno alla settimana) del supporto
dell'insegnante di sostegno;
CHE eventuali esigenze finanziarie (che spetta comunque all'Amministrazione
di dedurre a giustificazione del provvedimento) non
potrebbero comunque giustificare la compressione in modo così drastico e
frustrante del diritto alla istruzione ed all'inserimento scolastico poiché,
come detto, la stessa legge che fissa il limite (determinato dal rapporto
tra popolazione scolastica abile e insegnanti di sostegno) consente di
derogarvi nei casi gravi;
CHE - in ogni caso - nel silenzio dell'Amministrazione resistente (che non
s'è costituita e nulla ha dedotto in propria difesa) e in assenza di un
provvedimento autoritativo motivato, il giudice è chiamato non già ad
ordinare all'Amministrazione uno specifico comportamento (ciò che potrebbe
violare il noto divieto derivante dall'art. 4 della legge n. 2248/1865 allo
E) bensì, come ha rilevato la suprema Corte anche recentemente, a rimuovere
"...situazioni materiali riconducibili all'attività della p.a. che si
presentino in contrasto con i precetti posti ... a salvaguardia di diritti
soggettivi altrui ... [in cui] non viene in discussione l'esercizio del
potere, normalmente discrezionale, della stessa p.a. ma la necessità del
ripristino delle condizioni di legalità per il che non può configurarsi la
possibilità di una scelta diversa rispetto a quella costituita da tale
ripristino" (Cass. sez.III, 25/02/1999, n.1636)
CHE, pertanto, la sottrazione del supporto educativo dell'insegnante di
sostegno (o la attribuzione di un numero di ore di sostegno non adeguate
alla realizzazione del diritto garantito dalla legge e dalla Costituzione al
minore handicappato) si risolve nella compromissione di un diritto
fondamentale della persona, sicché, sussistendo tutte le condizioni di legge
per l'accoglimento del ricorso, dev'essere ordinato all'Amministrazione di
ripristinare le condizioni didattiche ed assistenziali esistenti nel passato
anno scolastico, in cui all'alunno XXXXX venne assicurata oltre
all'assistenza deIl'A.E.C. il supporto dell'insegnante di sostegno per
dodici ore settimanali, nelle more del giudizio di merito (nel quale
verranno accertate, anche con ricorso a consulenza tecnica d'ufficio, le
effettive e specifiche necessità del minore al fine della piena
realizzazione del suo diritto);

P.Q.M.
visti ed applicati gli articoli 669- octies e 700 c.p.c., così provvede
sulle istanze delle parti ricorrenti:
1. accoglie il ricorso e, per l'effetto, DISPONE che il Ministero
dell'istruzione, della ricerca e dell'università (attraverso l'ex
provveditorato agli studi, la direzione didattica della scuola ed ogni altro
organo locale competente) assicuri al minore XXXX la presenza
dell'insegnante di sostegno per l'anno scolastico in corso in misura non
inferiore a quanto deliberato per l'anno scorso (dodici ore settimanali);
2. assegna alle parti il termine perentorio di trenta giorni dalla
comunicazione del presente provvedimento per l'inizio del
giudizio di merito.
Roma, 7 febbraio 2004

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