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D1: Al nostro bambino e' stato diagnosticato un "disturbo emotivo": puo' essere una diagnosi corretta?

Mio figlio di 5 anni un anno fa ha ricevuto una diagnosi di disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato; più recentemente sì è parlato di asperger, disturbo multisistemico, disarmonia dello sviluppo...(non ci piace etichettare così ci hanno risposto). Dopo un anno circa di terapia psicomotoria e relazionale i miglioramenti ci sono stati.
Abbiamo deciso di farlo valutare di nuovo in un'altro centro. I test per autismo e asperger sono stati negativi nel momento della valutazione (anche se in altre situazioni permangono dei comportamenti insoliti come una forma di ecolalia piu raffinata, movimenti stereotipati con le mani, rituali, problemi col cibo, parla molto da solo,spesso gioca con le parole modificandole o inventandole, non riesce ancora a capire certi giochi come il nascondino e altri, non supera il test della teoria della mente con le bambole o altri, se lo si chiama non risponde quasi mai,.!). Il bambino appare socievole, fa giochi simbolici, mostra contatto oculare, ha mostrato un livello cognitivo nella norma, con problemi di motricità fine
e di coordinazione oculomanuale.Aggiungo che il bambino ha interessi "inusuali" come l'astronomia. In seguito ad un semplice taglietto della mano ha cominciato a fare domande sul sangue. Cos'è, dov'è...e mano mano che gli davo spiegazioni, aggiungeva domande sul funzionamento del corpo umano (globuli rossi...la respirazione, la digestione... ).
La diagnosi finale è stata di "disturbo emotivo". Questa "considerazione" si baserebbe sul fatto che i disegni fatti durante la valutazione sembravano quelli di un bambino piu piccolo che usa prevalentemente colori scuri e che parla molto di malattie. A casa e a scuola tuttavia fa anche disegni molto colorati con particolari, ed adeguati alla sua età, considerando anche le difficoltà di motricità
fine ed il fatto che ancora non è lateralizzata. Per quanto riguarda il parlare di malattie, purtroppo ne sente parlare dalla nonna che è piuttosto ipocondriaca ... Dopo questa diagnosi in parte mi sento piu confusa perchè non mi hanno dato spiegazioni su che relazione c'è tra i problemi che loro non hanno osservato ma io ed altri in altre sedi si, e il "disturbo emotivo".

R1:Risponde la dottoressa Maria Cristina Porfirio:

Gentilissimi,
nel ringraziarvi per avermi dimostrato la vostra fiducia, cercherò di
chiarire qualche punto, sperando di poter essere di aiuto.
Per ciò che riguarda la sindrome di Asperger, solitamente la diagnosi può essere posta con un buon margine di sicurezza, e da personale esperto, già dal 4/5° anno di vita. E' però comune che non tutti i professionisti concordino nel formulare certe diagnosi in età precoce, anche per il timore di spaventare i familiari con discorsi che hanno a che fare con il termine Autismo. Esistono inoltre diversi altri disturbi dello sviluppo che sono "confinanti" con la s. di Asperger
e che non sempre sono facilmente distinguibili sul piano clinico, soprattutto nel bambino piccolo (esempio i Disturbi Multisistemici dello Sviluppo, ma anche altri).
E per alcuni di questi disturbi è proprio l'aspetto dell'umore quello più "colpito", divenendo poi con la crescita la labilità emotiva il sintomo più caratteristico per questi bambini.
Ma con il termine di disturbo emotivo si rimane un po' nel vago, rischiando di non focalizzare l'intervento sulle difficoltà del bambino maggiormente evidenti in questa fase (es.i problemi di motricità fine) e di non supportare i genitori con trattamenti psicoeducativi e di counselling, piuttosto che con la sola psicoterapia.
Esiste comunque un rapporto tra s. di Asperger e problemi della sfera emotiva, se si considera che uno uno dei deficit fondamentali della sindrome è dato dalla difficoltà di queste persone nell'elaborare le emozioni provate da altri (deficit nella teoria della mente).
Alcune delle caratteristiche descritte dalla mamma del bimbo con DISTURBO EMOTIVO potrebbero essere suggestive della s.di Asperger (problemi prassici, interessi assorbenti per alcuni argomenti, modalità sensoriali stereotipate, livello cognitivo buono con profilo disomogeneo), ma andrebbe comunque valutata la diagnosi in modo più approfondito dal personale che segue attualmente il piccolo.
Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti,
spero di aver risposto ai dubbi posti dalla mamma.
A presto
M. Cristina Porfirio

D2: Gli "interessi assorbenti" del nostro bambino si stanno trasformando in apatia?

Salve, sono Massimo, volevo parlarvi di mio figlio Marco, un bambino di 8 anni con sindrome di Asperger diagnosticata all’età di 5 anni.
Fin da molto piccolo (circa due anni di età) la sua vita è stata caratterizzata da interessi molto ristretti, delle verie e proprie fissazioni, ma se si vuole delle aree di sicurezza in cui rifugiarsi a volte probabilmente per sfuggire il caos e gli stress della sua vita quotidiana.
Il suo primo interesse sono stati i numeri e poi le lettere, poi questo interesse è diminuito di intensità contemporaneamente al crescere di uno nuovo, quello per la musica.
Dopo un po’ anche la musica ha ceduto il passo a un nuovo interesse che era quello per il maree in particolare per il suo moto ondoso.
Riusciva a stare ore a seguire il movimento delle onde che si infrangevano sulla scogliera.
Quest’ultimo interesse è durato 2 anni.
Da qualche mese però anche questo si è esaurito ma a differenza delle precedenti volte non è stato sostituito con nient’altro.
Questo sta creando a me e mia moglie un certo smarrimento, in primo luogo perché eravamo abituati ad entrare in contatto intensamente con lui sfruttando l’interesse; poi perché non essendo più interessato a nulla o quasi, si trova preda di una forte apatia ed è solo con molta difficoltà che si riesce a coinvolgerlo in qualcosa, peraltro per brevissimo tempo.
Vi chiedevo se pensate che questo sia un periodo di transizione.
Se è una cosa ricorrente in bambini con S.A.
Se avete dei consigli da darmi.
Vi ringrazio, Massimo.

R2: Risponde la dott.ssa Vittoria Cristoferi

Gentile Sig. Massimo,
Una certa variabilità nel tempo degli "interessi pervasivi" delle persone Asperger è conosciuta.
I periodi intermedi, nella mia esperienza sono una fortuna più che una disgrazia e andrebbero sfruttati ampliando al massimo le occasioni di interazione con i coetanei (accettate dal bambino naturalmente e sorvegliate dall'esterno nei limiti del possibile,per evitare esperienze infelici). In questi periodi le persone Asperger sembrano più capaci di confrontarsi con la realtà sociale (che prima, immerse nei loro interessi dominanti ,quasi non coglievano). Questo confronto però può creare in loro consapevolezza della loro diversità e far loro riconoscere l'esclusione sociale (da parte dei coetanei) di cui prima forse non si rendevano conto.
Allora può nascere tristezza (depressione) e ansia (instabilità,insonnia,permalosità...). Non so se quello che lei chiama apatia possa essere qualcosa del genere.
Negli adulti e adolescenti in questi momenti, se particolarmente difficili, può essere d'aiuto una transitoria terapia farmacologica (antidepressivi, stabilizzatori dell'umore,ecc.). Nei bambini, nella mia esperienza, non dovrebbero essere necessari i farmaci e potrebbero bastare misure educative, come accennavo sopra.
Gunilla Gerland (persona Asperger che si occupa di educazione a livello Universitario) sostiene che i bambini Asperger dovrebbero prendere consapevolezza della loro particolarità (e differenza dagli altri, che non significa inferiorità) prima della pubertà (e quindi entro gli 11-12 anni) e che tocca ai loro genitori informarli in un'età in cui i bambini sono disponibili a prendere tutto come dato di fatto, senza troppo interrogarsi sui perchè.
Queste informazioni li aiuterebbero a darsi una ragione di molte cose che non vanno nei loro rapporti con gli altri e che li fanno stare male senza capirne le motivazioni.
Aprire questo discorso con un figlio naturalmente implica un'accettazione abbastanza serena della sua situazione e la disponibilità ad un dialogo che si svilupperà nel tempo e che non sarà mai facile in una società che non sa quasi nulla su questa sindrome, ma è sempre pronta a tranciare giudizi sommari.
Non tutti i genitori sono d'accordo su questa posizione di Gunilla; però quei genitori che conosco e che ci hanno provato sono stati contenti e i loro ragazzi sono più sereni perchè si sentono un pò più compresi.
Non so se sono stata di aiuto e se ho risposto al quesito come speravate.Resto disponibile a proseguire il dialogo se vi sembrerà utile .
Auguri a voi e al vostro bambino
Vittoria Cristoferi Realdon

D3: Quanto incide sul comportamento di mio figlio il carattere delle persone con cui ha a che fare?

Sono il padre di un 14enne recentemente diagnosticato asperger con un redimento ottimo a scuola (senza sostegno), senza ausilio di medicinali ed anche una discreta relazione con i suoi coetanei .
Abbiamo notato che in questi ultimi anni ha adottato una serie di comportamenti ed atteggiamenti che variano da persona a persona .
Ad esempio in presenza della madre (che è la persona che gli sta più vicina) i suoi comportamenti più'' bizzarri'' vengono fuori maggiormente e si fa fatica a farli rientrare , un'euforia manifestata in modo esagerato e quasi incontrollato che crea difficoltà nell'eseguire quella che è la routine giornaliera ( scuola , compiti, gioco collettivo attività fisica ecc..). Nello stesso momento con sua madre riesce a dialogare su problematiche molto serie e personali, con notevole empatia abbandonando quel modo infantile che invece ha in altre occasioni.
In mia presenza gli atteggiamenti cambiano, sebbene qualche atteggiamento bizzarro permanga esso è molto limitato e non ripetitivo. E' più propenso a fare compiti o altre attività però l'empatia mostrata con la madre lascia il posto ad un dialogo più formale.
In questi ultimi anni la mia presenza a casa è stata fortemente limitata per motivi di lavoro
A questo punto le domande che mi pongo sono:
quanto incide la presenza di un genitore rispetto ad un altro?
quanto incide la presenza di un suo coetaneo rispetto ad un altro ?
Quanto può influire il carattere delle persone che gli sono vicine?
quali possono essere le future strategie comportamentali nei suoi confronti?

R3: Risponde la dott.ssa Lomascolo:

Provo a dare indicazioni al genitore del ragazzo di 14 anni, recentemente diagnosticato "asperger".
Dai dati riportati emerge che il ragazzo abbia complessivamente un discreto comportamento/abilità adattive ( assenza a scuola di un insegnante di sostegno, discrete relazioni con i coetanei).
La variabilità di comportamenti in relazione a diversi interlocutori può essere associata alla percezione di diversi ruoli e atteggiamenti.
E' un ragazzo pre-adolescente che proverà a differenziarsi e a percorrere itinerari di maggiore autonomia.
Per la mia esperienza spesso i conflitti si evidenziano soprattutto in relazione alla figura materna, che ha quotidianamente affrontato, per anni, il percorso evolutivo del proprio figlio, creando, inevitabilmente rapporti di dipendenza.
L'ambivalenza autonomia-dipendenza, con i conflitti che ne conseguono, sono "fisiologici". Certo è consigliabile creare spazi di ulteriore confronto con la figura paterna, confronto legato al "fare delle cose insieme", partendo per esempio dagli interessi del ragazzo. Favorire relazioni con coetanei (per es. attraverso iniziative associative rivolte a ragazzi della sua età, sensibilizzando i referenti adulti/ dei gruppi, o attraverso scambi per interessi comuni e condivisi) potrebbe soddisfare i bisogni di autonomia che il ragazzo sembra manifestare.
Strategie comportamentali da consigliare: è difficile, non conoscendo il ragazzo, suggerirle. Mi permetto di consigliare un itinerario che aumenti gli spazi di indipendenza, soprattutto all'interno della famiglia, limitando la costante presenza dell'adulto che conferma e disconferma, per es. utilizzando agende di lavoro- che richiedano verifiche differite/ e in questo è importante creare alleanze educative con gli insegnanti per es. o con altri referenti educativi.
Mi rendo conto che le indicazioni possano apparire riduttive. Spero di aver fornito qualche concreto stimolo per riflettere.
Tina Lomascolo


D4: Qual e' il ruolo dell'assistente comunale?

Cari amici,
mio figlio di 15 anni frequenta il primo anno di un istituto tecnico. Ha due insegnanti di sostegno per un totale di 18 ore. Una di queste è una cosiddetta "insegnante comunale".
Non mi è chiaro il suo ruolo e ho avuto l'impressione che non fosse chiaro neanche a lei stessa.
Mio figlio ha bisogno sì di "aiuto" nel seguire i programmi scolastici, ma, anche, e, soprattutto, di essere "aiutato" ad integrarsi nel gruppo classe, a comprenderne le dinamiche, a cercare di farsi accettare e di accettare gli altri.
In questo non mi sembra molto seguito. Non dovrebbe essere uno specifico compito dell'"insegnante comunale"?

R4:Risponde l'avv.Salvatore Nocera:

L'assistente comunale ( e non insegnante) ha il compito di assistere per superare la mancanza di autonomia e di comunicazione.
I suoi sono più compiti di tipo relazionali e di aiuto per l'autonomia che di carattere didattico.
Potrebbe quindi favorirre la nascita di amicizia con i compagni, svolgendo la sua attività anche fuori della scuola in orario extrascolastico.
Il tutto dovrebbe essere concordato nel PEI alla cui stesura dovrebbe pure partecipare l'assistente comunale.
Cordiali saluti.
Salvatore Nocera


D5: I farmaci sono indicati per nostro figlio?

Roberto (11 anni fra poco) ha una diagnosi di autismo ad alto funzionamento / forse Asperger.
Ha difficoltà in varie aree, soprattutto quella relazionale, a volte con problemi comportamentali e atteggiamenti oppositivi.
Ha fatto, rispetto al passato, notevoli progressi soprattutto nella comprensione delle emozioni proprie e degli altri. Permangono comunque difficoltà un po’ in tutte le aree normalmente compromesse nella sindrome di Asperger.

Recentemente lo specialista che segue Roberto ci ha prospettato il ricorso a farmaci.
La proposta ci lascia un po’ perplessi perché già in passato abbiamo fatto alcuni tentativi (tra i farmaci provati: Orap e, successivamente, Dobren), sempre con risultati negativi: non solo non notavamo miglioramenti, ma in alcuni casi il bambino appariva chiaramente più agitato e irritabile. L’individuazione di una terapia farmacologica adatta è resa più difficile dal fatto che Roberto assume già un farmaco contro l’epilessia (Depakin), avendo avuto, soprattutto quando era molto piccolo, episodi di crisi.

Ci farebbe quindi piacere avere in proposito il parere di uno specialista (anche se ci rendiamo perfettamente conto che ogni caso è diverso e che nessuno può prescrivere medicine a distanza!) o un’idea delle esperienze fatte da altri genitori.

Ringraziamo per l’attenzione,

i genitori di Roberto

R5: Risponde la dott.ssa Cristina Porfirio

Gentili genitori di Roberto,
sarebbe necessario rispetto al quesito che avete posto sull'uso di farmaci per vostro figlio, avere qualche informazione in più sulla sintomatologia attuale che ha portato il vostro specialista ad ipotizzare tale intervento.
E' chiaro che non esiste una terapia psicofarmacologica specifica per i sintomi "nucleari" del disturbo di Asperger o più in generale del distubo autistico.
E' comunque possibile migliorare alcuni sintomi e/o disturbi che si associano con unacertafrequenzaall'autismo,qualora l'intervento educativo da solo non sia sufficiente o i sintomi siano piuttosto gravi.
Il fatto che Roberto abbia assunto in passato Orap fa pensare che abbia avuto tics, poichè questo farmaco antipsicotico è piuttosto utilizzato a tal fine, essendo invece meno indicato in altre condizioni, quali l'aggressività o i comportamenti oppositivi.
Vi prego di mandarmi qualche informazione in più sui problemi attuali del ragazzo e su quelli passati, rimanendo a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cristina Porfirio

D6: Ho diritto a conoscere gli esiti di un'ispezione scolastica da me richiesta all'Ufficio Scolastico Regionale?

Durante lo scorso anno ho richiesto all'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia di effettuare un'ispezione scolastica presso la scuola di mia figlia poiché, a mio avviso, vi erano molte irregolarità relativamente all'applicazione della normativa in materia di Integrazione scolastica.
Il Direttore dell'Ufficio, dr Mario Dutto, mi ha offerto ulteriori occasioni di "dialogo" con la Scuola anche attraverso l'intervento di alcuni specialisti. Purtroppo, anche questi interventi non hanno portato ai risultati sperati ed ho quindi riconfermato l'istanza di un'ispezione scolastica.
Dopo qualche mese, ho richiesto all'Ufficio Ispettorato di competenza di avere notizie in merito alla mia richiesta.
Un'ispettrice mi ha informata che la richiesta era stata accolta e che se avessi voluto avere l'esito dell'ispezione avrei dovuto farne richiesta scritta al suo Ufficio, tenendo però presente che avrebbero potuto negarmi di visionare gli atti e la relazione di detta Ispezione in quanto "atti riservati".
Le chiedo: è vero? a chi devo rivolgermi e "cosa" devo chiedere di preciso?

Maria

R6: Risponde l'avv.Salvatore Nocera:

Sulla base della Legge n. 241/90 e del regolamento approvato dal MInistero, gli interessati hanno diritto a prendere visione degli atti che li riguardano ed a estrarre copie a proprie spese, purchè non si tratti di atti strettamente personali di altri soggetti e non siano coperti da segreto d'ufficio, il cui elenco è fornulato in allegato al regolamento.
Cordiali saluti.
Salvatore Nocera

D7: Ci e' stato consigliato il metodo RDI...

Dopo tanti anni di diagnosi e terapia, mio figlio Andrea, di 17 anni e mezzo, è stato recentemente diagnosticato con sindrome di Asperger dal Prof. Michele Zappella che ci ha consigliato di adottare per Andrea degli esercizi proposti nel testo:
"Relationship Development Intervention with Children, Adolescents and Adults: Social and Emotional Development Activities for Asperger Syndrome, Autism, PDD, and NLD" di Steven E. Gutstein, Rachelle K. Sheely.
Abbiamo comprato il testo, ma non siamo riusciti a trovare nessuno che conosca il metodo RDI. Lo psicoterapeuta di Andrea dovrebbe prima studiarlo e poi applicarlo. Conoscete qualcuno che sappia praticarlo o che sappia indirizzarci ? Noi siamo di Napoli.
Siamo convinti che Andrea ha delle capacità che non riesce ad esprimere perchè dominato da passioni (manie): attualmente la sua passione dominante è quella di allontanarsi da casa, prendendo treni e cercando di prendere aerei, questo con l'obiettivo di trovare qualche 'particolare' contesto di suo interesse, in particolare sesso.

R7: Risponde la dott.ssa Lisa Molon:

Sono fermamente convinta che sia, in generale, per i Disturbi dello Spettro Autistico sia, nello specifico, per la Sindrome di Asperger (come del resto in ogni intervento educativo/abilitativo) sia fondamentale il coinvolgimento dei genitori quali co-terapeuti.
Ritengo che sia altresì importante che qualsiasi percorso educativo/abilitativo venga definito in modo individualizzato ed in seguito ad una valutazione effettuata da uno specialista che dovrebbe definire degli obiettivi congiuntamente alla famiglia e, se possibile, alla persona diversamente abile.
Le strategie per l'attuazione di un programma di intervento individualizzato vanno condivise con la famiglia poichè credo sia indiscutibile che, ai fini della coerenza educativa e della generalizzazione delle abilità acquisite, i genitori vadano coinvolti e "accompagnati" nel percorso che si intende intraprendere.
Questo implica che lo specialista fornisca alla famiglia supporto e consulenza rivedendo gli obiettivi dell'intervento man mano che questo prosegue e garantisca quindi una supervisione periodica dello stesso.
Rispondendo quindi alle sue domande, credo che non sia semplice per una famiglia apprendere un metodo semplicemente dallo studio di un testo, seppure specifico, e ritengo anche che sia un diritto della famiglia avere indicazioni precise per supportare il proprio figlio in un percorso di crescita e di sviluppo.
Personalmente penso poi che dare l'informazione che altrove si applicano delle strategie che sembrano efficaci e darne la bibliografia non sia sufficiente.
Purtroppo anch'io conosco il metodo RDI solo a livello teorico, non mi sono formata nello specifico su di esso e non conosco in Italia specialisti che lo applichino.
Mi rendo conto poi che è abbastanza frequente, in tema di Disturbo di Asperger, che i genitori siano più informati di alcuni professionisti o che comunque siano loro a fornire materiali e bibliografie ai professionisti affinchè si formino...
Il concetto di formazione però va oltre la lettura approfondita di un testo e dovrebbe prevedere un affiancamento a chi il metodo lo conosce e lo applica. (Con questo ovviamente non vi sto consigliando di mandare lo psicoterapeuta di Andrea in America!).
Vorrei spezzare una lancia anche in favore dell'Italia sottolineando che esistono dei gruppi di lavoro che, pur non avvalendosi del RDI, utilizzano strategie efficaci per favorire l'apprendimento e la maturazione delle abilità sociali e di condivisione emotiva nelle persone "neuroatipiche".
Io personalmente non conosco la vostra realtà territoriale ma mi impegno ad informarmi tramite dei colleghi e a farvi sapere se esistono specialisti o centri vicino a voi che possano supportarvi.
Certo sarebbe stato meglio che il prof.Zappella avesse potuto darvi anche dei riferimenti concreti oltre al libro che vi ha indicato.
La distanza fra l'informazione e la formazione è molta e mi auguro che noi professionisti e voi genitori, anche grazie a questo sito, insieme riusciremo a percorrerla!
Lisa Molon

D8:Il Risperdal puo' essere causa di tics?

Dopo la diagnosi di sindrome di Asperger, sia uno psichiatra privato che il piu' importante ospedale pediatrico di Genova (la ns città) ci hanno prescritto il Risperdal. Il bambino dopo un mese di cura lamentava tachicardia e aveva svariati tic facciali,da qui la decisione mia e di mio marito di interrompere tale cura anche in vista di nuovi test che avrebbe ai quali avrebbe dovuto sottoporsi per indagini più approfondite. Era il mese di giugno: i tic sono scomparsi 10 gg fa !!! Avevo temuto fossero irreversibili, mentre i dottori dicevano che non erano effetti indesiderati del farmaco. Io e mio marito non ne siamo cosi' sicuri!
Ora gli psichiatri dell'ospedale ci hanno nuovamente riproposto il Risperdal da associare a sedute con la psicopedagogista. Vorrei saperne di più su questo farmaco.

Simona

R8:Risponde il Prof.Enzo D'Alessandro

Il risperdal(risperidone)e' sul mercato internazionale dai 1993.
Esso e' stato usato prima come antipsicotico per curare schizofrenia ed il dusturbo bipolare nell'adulto.
Nei bambini questo farmaco e' stato studiato oltre che nelle suddette malattie anche per curare disturbi comportamentali.pervasivo dello sviluppo(Autismo e PDD.N.O.S.), tics e ossessivo compulsivo.
Gli effetti collaterali sono quelli degli antipsicotici, cioe': aumento di peso,di prolattina,rigidita'.tremore,akinesia ed a volte anche tics.
Comunque dai 6 ai 12 anni il dosaggio piu' usato oscilla da 0.25 ad 1mg.al giorno.
Esistono altre decine di effetti collaterali che non riguardano questo caso.
Il paradosso e' che i tics possono essere curati o provocati da questo farmaco.
Enzo D'Alessandro
Domanda:

D9: Sono preoccupata per i comportamenti di mio figlio...

Ho un figlio di quasi 12 anni. Sembra che viva staccato dalla realtà. Finora abbiamo interpretato la cosa come conseguenza del fatto che sono separata dal padre che comunque vede con continuità e con cui ha un buon rapporto.
I comportamenti peculiari di Alberto sono:
pigrizia;
scarsa iniziativa nel coltivare relazioni sociali (socializza facilmente ma non ha nessun amico);
nessun interesse per attività fisiche e sportive;
conoscenza nei dettagli di trame di film o di giochi del game boy o della playstation;
disattenzione profonda riguardo alla realtà quotidiana, ai luoghi che vengono visitati in viaggio;
non esegue probabilmente perchè non "sente" le prescrizioni degli adulti (es prepara lo zaino, cambiati le mutande, non andare a letto vestito...).
Dimostra buona intelligenza ma rendimento scolastico molto discontinuo. E' stato visto negli anni scorsi da neurologo, logopedista, e da più psicologi.
Con uno è attualmente in terapia per un sostegno 2 volte alla settimana da circa un anno e mezzo.
Nessuno finora ha ipotizzato problemi non limitati al comportamento, ma vedendo il vostro sito mi è venuto il dubbio....
Vale la pena di fare un approfondimento o escludete il caso di Alberto?
Federica

R9: Risponde la Dott.ssa Vittoria Cristoferi Realdon

Può sembrare un po' banale dirlo, ma nella lettera di Federica ci sono troppo pochi elementi per poter esprimere un parere affidabile alle sue domande. Vale la pena di approfondire? direi proprio di sì, ma scegliendo bene lo specialista.
Farei però io una domanda: cosa fa Alberto con lo Psicologo?
(1 anno e mezzo a due volte alla settimana è piuttosto lungo). Cosa ne ha ricavato?.....
Federica è in grado di dirlo, con una certa sicurezza?
Voglio dire... ragionando con la sua testa, non ripetendo ciò che gli altri le hanno detto.
Di solito gli Asperger che vanno dallo psicologo diventano delle "FOTOCOPIE DI LUI", potrebbero aprire uno studio in proprio perchè imparano bene le regole del Sistema teorico di riferimento del loro terapeuta, ma raramente realizzano che la questione della psicoterapia LI riguarda. Rischiano insomma di convincersi che bisogna comportarsi "come se" si fosse normali, e che questo è ciò che fanno tutti.
Se però questo Psicologo, che ormai dovrebbe conoscere bene Alberto, riesce a dare alla mamma (e al padre) dei consigli utili (cioè che funzionano) su come aiutarlo a crescere e a migliorarsi......allora O.K!
La più grande chance di questi bambini, nella mia esperienza, sono gli insegnanti, che devono lasciarsi un po' affascinare dalle buone capacità cognitive dei loro alunni...ma non farsi mettere nel sacco...
In effetti qualcuno deve assumersi regolarmente il compito di spiegare loro le conseguenze sociali delle loro azioni, perchè spontaneamente non ci arrivano.
Se lo fa un insegnante è una gran fortuna perchè insegnare è il suo mestiere. Se lo fa un genitore è più difficile; diventerà matto, a meno che riesca a salvarsi con l'umorismo.
Un Asperger infatti affronta le relazioni con le persone con lo stesso stile con cui noi ci rivolgiamo alle cose: si tratta in sostanza di imparare a conoscerle e usarle per il verso giusto e per ciò che ci interessa.
Nessuno si pone il problema di cosa pensa l'asciugamano con cui si strofina la faccia, o che effetto faranno allo spazzolino i nostri denti.
Lo stesso fa l'Asperger con le persone, nella più assoluta innocenza.
Qualcuno ha scritto in quest sito che il figlio sembra Mister Bean : esatto! Solo che gli effetti non sono sempre così esilaranti.
Questo è ciò che Federica può provare ad osservare in suo figlio: forse non è nè pigro nè distratto, ma pensa che le persone funzionino come le cose, perchè la parte sociale del suo cervello è immatura e va stimolata per evolvere. Imparare le trame dei film o le procedure dei videogiochi può anche essere un allenamento alla realtà sociale, meglio allora scegliere film che trattino più di relazioni e sentimenti che di fatti e azioni...ma non sarà facile.
Donna Williams dice che gli Asperger funzionano con due cervelli sinistri (logica, sistemi, controllo esteso il più possibile) e che bisogna aiutarli a fare emergere quell'Io così fragile e così poco logico che si nasconde dentro di loro. Attività creative (senza regole fisse e senza Giusto o Sbagliato), possono aiutare, specie se scelte in sintonia con le attitudini del ragazzo.
Gunilla Gerland (che è un'Asperger) dice che è importante spiegare a questi ragazzi come stanno le cose prima dell'adolescenza, dando loro un'idea di ciò per cui valgono, ma anche di ciò che non sanno ancora ben maneggiare e capire, e su cui dovranno allenarsi molto per raggiungere la sufficienza (Studi Sociali, per dirla con il linguaggio della Scuola)
Altri più protettivi e meno Svedesi non sono d'accordo. Io credo che abbia ragione lei e che proprio questo potrebbe fare, sapendolo fare, il famoso psicologo.
Probabilmente la separazione dal marito di Federica non c'entra molto con la situazione di Alberto
Ma è anche vero che dal momento che ci si separa proprio per motivi "relazionali", la cosa sarà particolarmente ostica da capire per lui.
Sarà importante dunque aiutarlo, possibilmente presentandogli la cosa nello stesso modo da tutt'e due le parti (so quant'è difficile!) e ripetendogliela ogni volta che fosse necessario, con pazienza.
E anche possibile/probabile che un pò di "vena" Asperger ci fosse in qualcuno dei due genitori e questo è spesso un buon motivo per separarsi.
Ritrovare quelle caratteristiche che ci hanno già fatto soffrire all'interno della coppia anche nell'amato figlio è una cosa difficile da accettare.
Evitare allora al massimo i disastrosi:" Sei tale e quale a tuo padre(madre)!!", anche perchè si rischierebbe di sentirsi rispondere seraficamente: "E' ovvio"...
Tentare invece di ricordarsi che un figlio non sceglie mai nè suo padre nè sua madre, perciò tutte le responsabilità sono comunque nostre, anche quando essere genitori è più difficile.
Augurandomi di aver centrato qualcuno dei problemi di Alberto, invio tutto il mio incoraggiamento a Federica e cari saluti a voi.
Vittoria Cristoferi Realdon

D10: Cerco una terapia per i disturbi del linguaggio.

Vorrei sapere se per mia figlia di 13 anni, verbale, che ha linguaggio, ma lo usa solo a senso unico con comunicazione in entrata, quella in uscita solo per necessità, si esprime spesso con mimiche facciali e con lo sguardo, esiste una terapia del linguaggio tipo Verbal behaviour, per l'apprendimento del linguaggio in ambiente naturale.
Grazie.
Irene

R10: Risponde la Dott.ssa Tina Lomascolo

Per individuare un adeguato intervento che "sostenga" il linguaggio verbale in un soggetto con disturbo generalizzato dello sviluppo ( che comprende la sindrome di Asperger) a mio avviso occorre valutare prima il livello delle competenze presenti, relative al linguaggio ( linguaggio ricettivo- espressivo) e alla comunicazione( anche non verbale).
La valutazione della comunicazione spontanea ( il testo di Watson, Schopler e al. La comunicazione spontanea nell'autismo- Erickson 1997) offre a mio avviso un valido supporto per una efficace valutazione.
Nella mia esperienza con soggetti adolescenti e adulti forme di comunicazione aumentativa ( riferite ad immagini o simboli) aiutano le persone con autismo a strutturare in modo più funzionale la propria comunicazione ( non solo quella verbale). Indicazioni utili vengono inoltre da una valutazione funzionale (es. con il test AAPEP messo a punto dalla Division Teacch).
Tina Lomascolo

R10:Risponde la dott.Anna Maria Dalla Vecchia

Non conosco questa tecnica, posso dire che in casi di bambini autistici in cui il linguaggio espressivo è poco usato, il nostro intervento è centrato anzitutto sull'aumento della comunicazione e sull'intenzionalità comunicativa, spesso partendo da altri canali, in particolare quello costituito dall'uso di immagini per comunicare e per proporre all'adulto le proprie scelte o desideri. Nell'autismo il problema fondamentale di solito è proprio questo, la incapacità di stabilire la comunicazione, per cui nel bambino non c'è la richiesta, non c'è l'intenzionalità per la comunicazione dei propri bisogni, preferisce arrangiarsi e fare da sè.
Oppure se noi insistiamo il bambino ripete qualche parola ma in questo caso non si ottiene l'intenzionalità comunicativa.
L'uso delle immagini per comunicare (canale visivo !!) facilita nel bambino autistico la comprensione di questi aspetti, cioè gli fa capire l'importanza di mostrare o portare all'adulto l'immagine per chiedere o per scegliere una cosa che desidera (da mangiare o da giocare o il posto in cui andare a passeggio).
Naturalmente il genitore o l'insegnante sottolineano anche con la relativa parola o frase l'oggetto o l'azione richiesta (ah, vuoi la coca cola, vuoi andare in piscina), ma senza insistere sulla ripetizione almeno all'inizio. E' importante che il bambino capisca che chiedere o mostrare l'immagine significa comunicare. Bisogna partire da cose interessanti e motivanti la comunicazione, e soprattutto essere pronti a dare risposta alla richiesta (es: non è il caso di far scegliere al bambino la merendina usando immagini di merendine che non abbiamo in casa) Questo per dare subito un rinforzo positivo e naturale alla richiesta fatta in modo appropriato.
Molti genitori si preoccupano che in questo modo il figlio non parli, ma devono rendersi conto viceversa che dire parole su richiesta o su ripetizione non è un modo significativo di parlare, ai fini della crescita della comunicazione.
Con i bambini che sanno leggere si possono utilizzare anche messaggi scritti, che esprimano la richiesta che interessa il bambino. In alcuni casi in cui non si è sviluppato il linguaggio verbale usiamo la Comunicazione Facilitata, finalizzata anch'essa ad acquisire uno strumento per comunicare.
E' molto difficile dare risposte che servano per qualsiasi caso, in quanto ogni bambino è un caso a sè e va valutato per fare un progetto individualizzato.
Cordiali saluti
Anna Dalla Vecchia

D11:Come rimediare ai problemi alimentari del nostro bambino?

Nostro figlio di 7 anni (asperger) mangia da sempre solo pochissimi alimenti, ha tutti i giorni lo stesso menù accompagnato da rituali ben precisi. Sente raramente la fame ed è ipersensibile a qualsiasi variazione di gusto, odore o forma.
Non riesce ad assaggiare niente di nuovo neanche se lo desidera (per es. una caramella).
Con il passare del tempo la situazione tende a peggiorare e a radicalizzarsi.
Come possiamo aiutarlo? Ci sono dei centri specializzati a cui rivolgersi o dei libri sull'argomento?
Grazie

R11: Risponde il Dottor Paolo Cornaglia Ferraris

L'unico libro attualmente disponibile sull'argomento è in inglese e si intitola: Asperger's sensory issue. (E' segnalato alla pagina "libri".)
L'eccessiva sensibilità in gusto e olfatto è una caratteristica dell'Asperger.
Sentono odori e sapori non solo molto più violentemente, ma anche in modo tale che stimolano direttamente amigdala e ipotalamo.
Ciò significa che inviano ai centri di controllo delle emozioni lo stimolo olfattivo e gustativo in modo diretto, tanto da scatenare una seria reazione avversa: paura, panico, forte emozione.
Da qui l'atteggiamento può radicalizzarsi, perché il bambino, ovviamente, prende le sue precauzioni per evitare tale profondo disagio.
Bisogna mettere a sua disposizione della roba insipida e inodore, che abbia forma, colore ed aspetto simili a quello che lui mangia abitualmente. Nessun odore forte nell'ambiente, nessuna luce di disturbo, nessun rumore, anche se lieve, che possa esaltare la sensibilità di gusto e olfatto (gli stimoli degli altri sensi arrivano contemporaneamente e si amplificano).
Nessun contatto con oggetti o forme che possano stimolare i polpastrelli delle dita o altro.
Se le condizioni sono di massima sicurezza, si può invitarlo a provare ad assaggiare, ma si deve sentire molto tranquillo e tranquillizzato.
Provate così, con infinita pazienza.
Paolo Cornaglia Ferraris

R11:Risponde la dottoressa Vittoria Cristoferi:

Condivido ciò che scrive il dottor Cornaglia; aggiungerei che si potrebbe leggere un vecchio libro di Carl Delacato: Alla scoperta del bambino autistico. Vi si descrivono bene i sintomi dell'ipersensibilità olfattiva, gustativa e tattile (che sicuramente il vostro bambino ha), con qualche buon suggerimento per ridurre il problema; ci sono anche dei terapisti (logopedisti ad esempio) che, avendo esperienza dell'approccio Delacato, potrebbero dare suggerimenti ed "esercizi" concreti. Credo che anche al Sud (Napoli per esempio), ci siano Centri con esperienza di questo tipo.
Vittoria Cristoferi Realdon
(ndr: si possono probabilmente ottenere informazioni su questo ultimo punto visitando il sito: http://www.unpassoavanti.it/metodo%20delacato.htm)

D12:La AS e' ereditaria?

Vorrei chiedere agli esperti se il mio figlio minore , di 6 anni rischia di trasferire sui suoi futuri figli il gene dell'Asperger.
Da quello che ho capito , questo gene è trasmissibile per via ereditaria , nella maggioranza delle ipotesi, dal lato paterno.
Nel caso di Ugo, 11, asperger , questa ipotesi è confermata dalla neuropsichiatra che lo segue e che ha individuato nel padre di Ugo comportamenti Asperger.
Vorrei quindi sapere se ci sono probabilità che, a sua volta , Francesco ( il piccolo ) possa mettere al mondo bambini con questo disturbo, e nel caso se ci sono esami , analisi ecc. da fargli fare.
Preciso che Francesco non presenta disturbi di nessun tipo ed anzi è un grandissimo "supporto" emotivo e di integrazione per suo fratello maggiore di cui è geloso , ma che adora letteralmente.
Grazie
Anna

R12:Risponde la dottoressa Paola Visconti:

Gent. Sig.ra Anna, la domanda che lei pone rimanda ai risultati attuali nel campo dellle indagini sul'Autismo. A tutt'oggi, per quanto è a mia conoscenza ( vengo comunque da un Convegno dove si è a lungo parlato di gentica), non si è ancora trovato un gene dell'autismo o della Sindrome di Asperger.
E probabilmente sono in causa più geni ( si parla di un numero da 10 a 100). I cromosomi sui quali c'è più accordo fra i vari studi sono sostanzialmente tre: 2, 7 e 15 anche se parlare di cromosomi è molto lontano dal parlare di geni che sono parti infinitamente più piccole dei cromosomi.
Quindi è al momento impossibile indicare degli esami che possano essere effettuati in via preliminare. Penserei prima a fare eventualmente indagini con i mezzi attualmente a disposizione sul grande, e poi, se si trova qualcosa, effettuare lo stesso esame sul piccolo.
Comunque è vero che la maggior parte degli studiosi sono d'accordo sull'origine genetica del disturbo autistico ed in generale sui PDD.
Tuttavia mi viene anche da ipotizzare che se il bambino risulta molto "socievole" a differenza, se ho capito, del padre e del fratello grande, possa non aver ereditato "i geni" , altra ipotesi è che non ne abbia ereditati in misura sufficiente e quindi non li esprima, ma li possa trasmettere. Comunque aspettiamo al momento gli sviluppi dele indagini genetiche, che si spera non tarderanno molto (10-15 anni???).
Cordialmente Dott.ssa Paola Visconti

D13: Che atteggiamento tenere con le "provocazioni" di un alunno as?

Sono un insegnante di scuola media e ho in classe un bambino cui è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, fin dalla scuola elementare.
Vorrei un suggerimento: quando Mattia dice che la poesia che sto spiegando o altro "gli fa schifo", quale comportamento corretto tenere?
Come spiegare agli altri alunni la differenza?

R13:Risponde la dottoressa Lisa Molon:

Sono d'accordo con lei riguardo al libro "Asp...asper...Asperger": è un testo simpatico che spiega molto bene e in termini semplici il punto di vista di un bambino con AS, ma non dà (e non era nelle intenzioni) espliciti consigli educativi.
Anche per me non è semplice consigliarla perchè la descrizione di Mattia è davvero molto sintetica.
Sicuramente, i comportamenti che lei descrive sono tipici e per intervenire correttamente su di essi vanno considerate le particolarità cognitive degli AS e la loro difficoltà a considerare le implicazioni e conseguenze sociali di quello che fanno. Quando Mattia dice che qualcosa gli fa schifo è probabile che non consideri l'effetto che può avere la sua dichiarazione sui suoi insegnanti o sui suoi compagni oppure che tenti di "sperimentare" cosa può fare e dire e cosa no, all'interno di una sorta di prova di forza che mi rendo conto sia molto duro gestire. I comportamenti di sfida spesso nascondono una difficoltà legata proprio alla relazione ed al sociale in senso allargato (fatto di regole, impliciti, convenzioni, non detti, etc.) che sono le dimensioni nelle quali gli AS sono più "carenti".
Io le posso suggerire di tentare la delicata arte della mediazione, peraltro sicuramente ardua, provando a spiegare a Mattia che determinate affermazioni sa che sono sincere ma possono avere effetti negativi su di lui e sugli altri...le propongo insomma di fare leva sui suoi punti di forza, la capacità d'analisi e la razionalità, utilizzando esempi e chiarificando tutto ciò che può implicare fare una determinata affermazione o azione in un contesto preciso.
Si tratta di farlo ragionare con esempi legati alla sua esperienza concreta affinchè sia in grado di affinare l'arte dell'arrangiarsi nel sociale tramite gli strumenti che lui riesce ad utilizzare meglio.
In concreto provare a dire a Mattia: "quando tu dici ...accade che io penso, sento,....gli altri fanno, capiscono che, reagiscono...".
A questo proposito la invito a prendere spunto dalla "guida alle regole non scritte" e dalla "guida di sopravvivenza per le persone con Asperger" presenti sul sito nella zona Aspies, consigliandole di dare un'occhiata anche agli altri documenti presenti che secondo me sono delle preziose fonti per il suo lavoro.
Vorrei aggiungere che non sempre purtroppo l'approccio educativo eccessivamente diretto può portare a risultati positivi. In questo caso può accadere che, affrontando "di petto" una situazione di conflitto o provocazione innescata da una persona AS, si ottenga esattamente l'effetto contrario di quello desiderato entrando in una situazione addirittura peggiore della precedente. In questo caso si può ricorrere ad alcune astuzie per evitare che la relazione diventi un tentativo continuo di sopravvivenza a conflitti e provocazioni. Mi riferisco all'approccio indiretto: spiegare o parlare di lui senza rivolgersi direttamente a lui, parlando tra sè e sè oppure rivolgendosi ad altri.
Questo può evitare la possibilità che, quasi automaticamente, si verifichino dinamiche conflittuali, di rifiuto o di sfida.
Fare arrivare dei messaggi in maniera indiretta vuol dire dare alla persona con AS il tempo e il modo di riflettere e di passare al "fare" senza sentirsi costretta direttamente e avendo una maggiore comprensione dei motivi per i quali dovrebbe fare qualcosa. Inoltre, l'approccio indiretto può avere il vantaggio di fare leva sulla motivazione che spesso è molto bassa in situazioni in cui ciò che si propone non appartiene alla sfera degli interessi, diciamo così, prediletti. Dire a Mattia, in modo indiretto, per esempio "pensando ad alta voce": "posso immaginare che a Mattia non piaccia la poesia...ma mi dispiace che non la studi visto che tutti i suoi compagni la stanno studiando e potrebbero pensare che lui non vuole perchè non è in grado...". In questo caso siamo noi a proporre una sfida! Altro suggerimento potrebbe essere questo: "sono sicuro che Mattia non vuole studiare la poesia perchè è una cosa troppo banale per le sue enormi capacità...ma sono altrettanto sicura che si impegnerà comunque, anche se è una cosa noiosa, perchè tanto per lui è facile..." (magari rivolgendosi ad un collega o ad un compagno). Anche l'ironia è un'arma formidabile e a volte può essere uno strumento di grande aiuto (su questo provi a vedere anche i racconti di alcuni genitori presenti sul sito) per superare situazioni difficoltose.
Per concludere è importante non dimenticare mai che le persone con AS sono molto sensibili al modo con cui vengono "sentite" dagli altri: presumere competenze ed educabilità partendo dall'osservazione ed analisi delle loro particolarità cognitive e di pensiero è fondamentale. Trasmettere loro fiducia senza dare nulla per scontato è altrettanto importante: provi a pensare per qualche istante di dover fare ogni cosa calcolando e programmando ogni pensiero, azione, movimento...suo e di chi la circonda, eliminando ogni cosa acquisita nel suo percorso di persona neurotipica, dovendo calibrare tutto.
Non si sentirebbe più sicuro rifugiandosi nelle cose che le piacciono o le riescono meglio? E' dura per noi e per loro.
Ma può diventare anche un percorso di crescita collettivo in cui noi impariamo a capire e loro a convivere, condividere, accettare e soprattutto proporre (non imporre)!!
Per quanto riguarda i compagni, credo che non sia necessario fare grandi discorsi, che potrebbero sottolineare la diversità e la lontananza tra loro e Mattia.
Potrebbe però essere più efficace spiegare con esempi il più possibile contestualizzati la sua "diversa normalità".
A volte può essere efficace e distensivo proporre iniziative di gruppo in cui ognuno descriva i propri compagni (Mattia compreso) in modo che a tutti sia data l'occasione di esprimere opinioni, difficoltà, entusiasmi. Mattia immagino che abbia molte risorse e ne riconosca altrettante nei suoi compagni: esplicitarle può essere utile.
Leggere anche qualche frase scritta da altre persone con AS potrebbe essere un'ulteriore occasione di confronto.
Spesso i compagni di classe non sono coloro che vanno semplicemente istruiti, ma sono risorse da sfruttare e stimolare nella relazione e possono essere un aiuto per gli adulti nel capire come interagire al meglio con gli AS!!!
Spero di essere stata sufficientemente chiara e di non essermi dilungata troppo! Rimango a disposizione se volesse avere altre informazioni o spunti (magari con qualche esempio in più tratto dalla sua esperienza di lavoro quotidiano con Mattia). Buon lavoro a lei e a Mattia!
Lisa Molon


D14: Quale sara' il futuro del mio bambino?

Ho un bambino di 11 anni a cui il nostro psicologo ha ipotizzato l'asperger, peraltro come lui dice "ad alto funzionamento" perché presenta pochi sintomi e non troppo manifesti.
I sintomi più evidenti sono:
- sguardo di traverso, ma che, se cercato, si ottiene;
- una poco socievolezza, che se ora però sollecitata si ottiene anche se di maniera e un pò perché "so che si deve fare così":
- la volontà manifesta di starsene da solo a fare le sue cose preferite: giocare al pc, vedere cartoni,
fantasticare con pupazzi e dinosauri su "storie di fantasia",
- correre avanti e indietro per la stanza, (ora sempre più raramente) ma smettere subito se uno di noi si avvicina ("so che non va fatto e rido se mi si sorprende!"),
- usare un linguaggio forbito e maniere da bon ton, ma parlare con un linguaggio molto figurato riproponendo -
scene del film visto, anche fuori luogo;
- toni di voce alti e un "caratteraccio" se lo si contesta;
- peraltro grosse capacità mnemoniche per alcune cose e non per altre (tabelline),
- capacità matematiche buone e studio autonomo in queste discipline, ma non nell'espressione scritta dell'italiano
Dal punto di vista scolastico me ne sono fatta una ragione, bisognerà seguirlo e insegnargli, come abbiamo fatto sin'ora, a essere sempre più autonomo, così come lo è nella sua igiene personale, come è capace di farsi da solo anche la colazione o gli spuntini (anche lui ha dei gusti ben definiti in cui è difficile introdurre nuovi alimenti, ma questo non mi sembra possa essere un problema).
Ciò che ora mi preoccupa è la possibilità che col tempo diventi aggressivo e non sappia contenersi, visto che ha una gran forza fisica, e che possa avere delle "crisi".
Dubbi che non hanno nessun motivo di pregressi episodi, ma solo paure dettate dalle esperienze di altri ragazzi, che leggo su siti e e-mail.
Ho sentito che vi sono possibilità che questi ragazzi manifestino schizofrenia: come analizzare eventuali avvisaglie?
Se il mio bambino non ha nulla di tutto questo e non ha bisogno nemmeno di farmaci, posso sperare che non ne avrà bisogno nemmeno con lo sviluppo?
E fisicamente e sessualmente parlando questi bambini hanno uno sviluppo normale o ci sono dei "sintomi" diversi? (per esempio organi genitali più o meno sviluppati?)
Mi vergogno un pò di questa mia lettera anche così disordinata, ma l'angoscia mi assale quando penso a tutto l'universo che bisognerà affrontare con questi nostri figli.
Lalla

R14: Risponde la dott.ssa Vittoria Cristoferi:

Gentile Sig.ra Lalla,
mi colpisce nella sua lettera il fatto che mentre descrive suo figlio di 11 anni ci rappresenta nell'insieme un bel percorso evolutivo, benchè influenzato dalle caratteristiche Asperger (lievi), ma quando pensa al futuro sembra aspettarsi eventi drammatici (aggressività, crisi, sessualità anomala, e..schizofrenia).
Forse ha letto troppi articoli medici, o è troppo influenzata dall'idea che suo figlio abbia " una malattia" , che, non essendo curabile in senso medico (cioè guaribile) le pare non possa che peggiorare.
Vede, noi medici tendiamo a vedere sintomi e malattie dappertutto (ci hanno addestrati per questo), ma di fronte a "condizioni particolari di esistenza", quale è la Sindrome di Asperger, ci troviamo un po' senza parole e, fedeli al nostro ruolo, finiamo per enumerare solo i possibili "rischi" o le malattie che potranno verificarsi.
Bene, allora alcune statistiche pubblicate sembrano dimostrare che gli Asperger abbiano qualche (modesta) probabilità in più dei non-Asperger di soffrire di schizofrenia; io però mi ricordo che un mio illustre Professore di Psichiatria sosteneva che per ammalarsi di schizofrenia era necessario essere intelligenti; non se ne poteva però ricavare l'idea che essere intelligenti fosse una cosa pericolosa. E, con una punta di cattiveria, direi anche che gli Psichiatri conoscono ancora troppo poco la Sindrome di Asperger e che , se non ci si prende abbastanza tempo per interagire con una tale persona e per capirla, può succedere che le si appioppi sconsideratamente la diagnosi di Schizofrenia (così come i piccoli Asperger si ritrovano spesso diagnosticati come "psicotici").
Insomma vorrei ricordarLe che suo figlio, a rigore, rischia anche di diventare un Einstein, un Newton, un Bill Gates, un Walt Disney (tutte persone fortemente sospettate di essere Asperger), oltre che di avere delle "crisi" in adolescenza o in età adulta.
Lei dice giustamente che per l'apprendimento e per la Scuola ha sostanzialmente capito cosa va fatto (seguirlo ma favorirne l'autonomia), ecco: per lo sviluppo fisico, emotivo e cognitivo dell'adolescenza sarà un po' la stessa cosa (meglio se ci sarà una figura maschile ad affrontare, con le parole e l'esperienza del maschio, le sue nuove sensazioni ed emozioni).
Solo non ci si potrà aspettare troppo che se la sbrighi da sè, come (in teoria) fanno gli altri, avrà bisogno di più allenamento e di qualche spiegazione in più (possibilmente condita di un po' di allegria) e di essere aiutato a riflettere sulle emozioni e sulle reazioni degli altri/altre (si pensa che sia utile farlo per iscritto).
Le sue emozioni e sensazioni più intense di prima potranno forse spaventarlo all'inizio, ma è probabile che impari a conviverci (e anche Lei) ed anche probabile che, per difendersi si butti sullo studio o sul lavoro, o sulle sue passioni dominanti (manie).
E probabile che farà fatica a lasciare la casa di famiglia.....ma sappiamo tutti quanti trentenni continuano oggi a vivere beatamente in casa, dunque mal comune mezzo gaudio!
Infine, se dovessero esserci davvero problemi grossi, ci sono anche farmaci efficaci (per la depressione, per i comportamenti ossessivi, per l'ansia esagerata..), e ce ne sono anche per le eventuali (e non particolarmente probabili) crisi di tipo schizofrenico, che, vale la pena di dirlo comunque, si possono curare presto e bene (Asperger o non Asperger).
Insomma non ha molto senso fasciarsi la testa prima di averla (eventualmente) sbattuta.
Mi sembra che sia invece più utile, e anche più bello, scoprire e valorizzare le particolarità positive (anche un po' geniali) che sa riconoscere in suo figlio, e fare in modo che anche gli insegnanti le riconoscano e ci facciano leva per fargli piacere lo Studio e/o la Ricerca.
La più grande qualità che hanno dimostrato i genitori degli Asperger di successo pare sia stata l'incrollabile fiducia nelle qualità "particolari" dei loro figli, senza ignorare le loro difficoltà, e insieme la testardaggine, l'ottimismo e persino l'umorismo!
Nei dati che conosco, e che si riferiscono ad adulti ben realizzati in cui la diagnosi di Asperger è stata posta molto tardi (oltre i 25 anni) il fattore "presenza di psicologo o medico competente" non risulta... Per i giovani adulti di domani....si vedrà.
Dunque, forza e coraggio e tutti i miei aguri di buon lavoro. Vittoria Cristoferi

D15: Quali sono gli effetti collaterali dei sali di litio?

Vorrei avere informazioni sui "sali di litio", poichè è stata proposta come terapia farmacologica per il mio bambino di 10 anni.
Vorrei conoscere gli effetti collaterali e la tollerabilità.
grazie

R15: Risponde il Prof.Enzo D'Alessandro:

Gentile Signora,
l'uso del carbolitio nella popolazione pediatrica è basato soprattutto su studi in aperto, quindi non controllati, su bambini ed adolescenti che soffrono di disturbo bipolare e gravi problematiche comportamentali sia auto che eterolesionistiche.
Il carbolitio deve essere somministrato dopo aver controllato la funzionalità tiroidea, renale, elettrolitica e cardiaca.
Gli effetti collaterali più comuni sono nausea, vomito, diarrea, disartria e tremore.
Il livello ematico deve essere testato per la prima volta una settimana dopo l'assunzione del farmaco (il prelievo deve essere effettuato dodici ore dall'ultima dose di carbolitio), almeno mensilmente agli inizi della terapia e susseguentemente ogni tre mesi. Gli esami ematoclinici devono essere ripetuti ogni sei mesi. Il livello serico non dovrà superare 1.2 mEq/L. ed in genere non inferiore ai 0.5mEq/l. per garantire l'efficacia clinica.
Questo farmaco dovrà essere monitorato regolarmente a causa della seria tossicità che potrebbe dare ad elevati dosaggi (anche morte se si superano i 2.5 mEq/l).
Farmaci tipo Teofillina e caffeina diminuiscono il livello serico del carbolitio.
Invece Carbamazepina, antinfiammatori non steroidei e tetracicline possono aumentare il livello serico del carbolitio.
Il dosaggio per bambini sotto i 12 anni può variare dai 10 ai 20 mg. per chilo al giorno.
Cordialmente.
Enzo D'Alessandro

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